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Il profumo che dura tanto

di Paolo Fadelli

Vi è una richiesta pressante tra gli amanti dei profumi, tanto che sembra ormai come l’Araba Fenice: è la fragranza che dura tanto. Il tema è cogente e non può non essere trattato. Vi è chi è convinto che la persistenza dipenda dalle concentrazioni, salvo poi essere smentito dinanzi a qualche “Extrait” o “Eau de Parfum” che se ne va via dopo una decina di minuti dall’averla indossata. Adieux!

C’è chi ritiene dipenda invece dal tipo di pelle, per cui: “sulla mia pelle nessun profumo rimane”. Poi magari sono costretti a pentirsi quando si ritrovano addosso un odoraccio che non gli piace e che non riescono a toglierselo di torno.

Altri credono che dipenda dal prezzo, altri dal marchio, altri dal colore.
In realtà le cose sono un po’ più complesse. Poco però, cerchiamo di capire e andiamo con calma.

Partiamo dalle molecole. Le dimensioni delle molecole sono estremamente varie e dipendono dal numero e dalla natura degli atomi componenti: la più piccola molecola è quella dell’idrogeno, ve ne sono ovviamente di molto complesse e grandi. Supponete due tizi, uno mingherlino e agile e l’altro un po’ cicciottello.

Vi è poi – in questa strana similitudine tra molecole e individui – quella che potremo definire come capacità di saltare, ovvero vi sono sostanze caratterizzate da un’elevata “tensione di vapore” (si misura, in Pascal) che sono dette “volatili”, altre caratterizzate da una bassa “tensione di vapore” che rimangono ferme se non sale un po’ la temperatura. Chi è esperto di chimica mi scuserà per l’approssimazione, ma si fa per capirci.

Bene, è evidente che dinanzi al mingherlino portato per il salto (sostanza volatile), il cicciottello arriva dopo. Ma qui, ricordiamolo, è una gara al contrario, perché il desiderio è che la fragranza rimanga e non che voli via!
Domanda: ma se non vola via e rimane attaccata alla pelle come fa sentirla chi mi sta anche ad un solo metro?
Vedete che già qui le cose si complicano.
Passiamo alle concentrazioni. Meglio Una Eau de toilette o un Extrait de Parfum? Meglio un Extrait, però va fatta chiarezza, perché questo parametro da solo non basta.

 

Un profumo è dato dalla diluizione di un olio in un alcool. Ma quale è la concentrazione massima di olio che posso disciogliere? Risposta: dipende da tipo di olio. Domanda: ma solo da quello? No, anche dal titolo dell’alcol (percentuale alcolica) e dalla temperatura. Ecco quindi che oltre alle molecole e alla loro volatilità entra in gioco anche la loro propensione ad essere disciolte.
Quindi tutto dipende dalla formula.
All’interno del profumo vi sono spesso centinaia di componenti, ciascuna delle quali gioca un ruolo fondamentale, per questo il lavoro del “Naso” o per meglio dire Profumiere – è cosa seria che si impara all’interno delle aziende negli anni. Per questo sono pochissimi e pagati …profumatamente.

L’idea romantica del fare i profumi in garage mischiando che ne so, magari una base di vaniglia con un profumo alla rosa, formato molto in voga negli ultimi anni, è un come giocare al piccolo chimico, pensando di poter generare un vaccino o un farmaco che cura il tumore. Oddio, vi è la possibilità che ciò accada, ma sinceramente è quanto mai remota. Poi c’è chi ci crede, ma questa è un ‘altra storia.
Ma torniamo a noi e alla complessità delle formule. Pensate che all’interno delle stesse vi sono sostanze che magari odorano pochissimo, che quasi non si sentono, ma che determinano il successo di un profumo, spesso vengono annoverate tra le cosiddette commodities.

Tornando all’esempio dei due tizi di cui sopra, mi torna in mente quando in gioventù facevo parte di una squadra di pallavolo. Non sapendo giocare, ero un po’ sovrappeso ero proprio una schiappa! Mi facevano fare la mascotte. Il fatto buffo è che quando non c’ero la squadra perdeva mentre vinceva se ero presente. A fine campionato non avevo segnato un punto ma ero stato assolutamente indispensabile. Insomma ero una commodity.

Tranquilli però, il profumo che dura tantissimo esiste, e con un piccolo accorgimento non va via mai. Proprio mai.
Lo abbiamo tutti e – a parte Jean Baptiste Grenouille, meraviglioso personaggio del romanzo di Suskind che ne era privo – ci accompagna sin dalla nascita. Per farlo sentire in modo intenso vi è un piccolo trucco, che sveliamo in questo blog. Basata lavarsi poco, o per meglio dire con poca acqua niente sapone e molta fretta.

Sento di dover ringraziare il Professor Lucio Merlini dell’Università di Milano che ha gentilmente supervisionato quanto scritto. A lui mi unisce un rapporto di parentela e di grande affetto.

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